Mary Queen of Scots

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Se c’è un film che potrebbe diventare emblema delle cause perse è proprio questo. Mary queen of Scots aveva tutte le carte in regola per essere un gran film, un gran biopic, ma come già ci ha dimostrato First Man, se la sceneggiatura è lacunosa, non c’è attore o regista che tenga, il film non regge.

Ammetto di essere andata al cinema a vedere questo film già sapendo cosa mi aspettava: una storia che non rispecchia minimamente la Storia ma soprattutto l’assurdo svilimento di figure da sempre emblematiche come quella di Elisabetta I.
È un film che vuole essere a tutti i costi politically correct, “woke” come direbbe il film-twitter, ma che fallisce miseramente in tutto.

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Dai ripetuti trailer Mary queen of Scots ci viene presentato come un film rivoluzionario su due donne, due regine che si danno battaglia per prevalere e sopravvivere. Se è questo il film che vi aspettate di vedere, conviene cambiare sala. Le protagoniste sono sì due donne, due regine, ma vengono mostrate come semplici burattini nelle mani dei vari consiglieri, amanti, parenti. E prima che diciate “ma era così all’epoca” vi assicuro che né Maria Stuart né soprattutto Elisabetta I erano burattini.
L’Elisabetta di Margot Robbie è a tratti una parodia poco riuscita dell’Elisabetta di Cate Blanchett e finisce per sembrare la Regina di Cuori di Alice nel paese delle meraviglie. La Robbie sicuramente fa del suo meglio e non è colpa sua se il suo personaggio risulta patetico. Ci viene mostrata come una donna debole, insicura e, ancora più grave, si considera meno donna per il semplice fatto che non ha avuto figli (e questo lo ammette apertamente nel fantomatico incontro vis à vis tra lei e Mary). Da un film prodotto nel 2018 e distribuito nel 2019 è inaccettabile che si faccia dire una cosa simile ad un personaggio femminile, e che anche con i gesti e la messa in scena venga ribadito (ad un certo punto ci viene mostrata Elisabetta che gioca con le ombre fingendo di avere il ventre di una donna incinta, o il montaggio alternato con le inquadrature di lei a gambe aperte con fiori rossi attorno e sguardo afflitto e quelle di Mary che felice tiene tra le braccia suo figlio appena nato).
La Mary di Saoirse Ronan invece è troppo debole per essere una protagonista. C’è qualcosa che manca, che sia colpa della sceneggiatura o della recitazione spesso senza anima, o di entrambi, il risultato è che si sente una pesante lacuna che rende il personaggio protagonista insulso e con cui è difficile empatizzare. E anche nel suo caso, quindi, il personaggio del film non è che una pallida rappresentazione di quello storico.

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Non sono fan dei drama storici rivisitati. Questo perché ci sono eventi nella Storia che sono incredibili già di per sé, che non hanno bisogno di essere romanzati. Perché, come si dice, la realtà spesso supera la fantasia. La storia di due donne, regine in un mondo governato da soli uomini, regine in un periodo ricco di scontri religiosi, morali, non può diventare un susseguirsi di scaramucce, di dialoghi su matrimonio e prime notti di nozze che ci aspetteremmo solo da romanzi adolescenziali di infimo livello.
L’idea che queste due regine si siano date battaglia per tutta la loro vita senza mai incontrarsi ha sempre affascinato gli storici e gli appassionati di storia, ma evidentemente non si era in grado di costruire un film senza un incontro che fungesse da climax per la narrazione. Perché non c’è altro motivo per l’inserimento della scena in cui le due regine, prima tra veli che le separano e poi, finalmente, faccia a faccia, si incontrano e scontrano. Avevano bisogno di un climax e hanno pensato di trovarlo qui. Ma i dialoghi sono deboli, le interpretazioni di entrambe le attrici non sufficientemente forti da salvarla. E diventa quindi una scena dimenticabile, scarna, inutile.

Le uniche note positive sono i costumi, gli ambienti e Jack Lowden, che è forse l’unico a regalare un’interpretazione degna di nota. La musica, di cui tanto avevo sentito parlare, non è che lo stesso tema ripetuto più e più volte. Tema che, tra l’altro, appartiene ad un tipo di musica barocca, quindi è un anacronismo che stona parecchio.
Poteva essere un gran film, un bell’esempio di pellicola girata da una donna. Purtroppo è l’ennesima pellicola mediocre, resa ancora più mediocre da messaggi contrastanti e la mancata volontà di voler a tutti costi fare un film impegnato.

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