Black Mirror: Bandersnatch

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Oggi, 28 dicembre 2018, che ci piaccia o no, Netflix ha fatto la Storia.
A Cannes potranno continuare a rodersi le unghie e ad urlare “Nein! Nein! Nein!” (tanto per intenderci mi riferisco a questa scena) al sol pensiero di ammettere che Netflix sia il futuro del cinema, ma questo non toglie che ciò che è successo con la puntata speciale (“natalizia”) di Black Mirror sia una svolta. Potrebbe essere un flop come lo è stato il 3D a partire dagli anni ’60 (quindi un fuoco di paglia che incanta per i primi anni, poi però stufa il pubblico che preferisce tornare ad una fruizione più ortodossa) oppure una vera rivoluzione. Di cosa si parla? Dell’introduzione dell’interattività.

Bandersatch è l’ultima fatica di Charlie Brooker, creatore storico della serie fantascientifica-horror-inquetante Black Mirror e, più importante, permette al pubblico da casa di scegliere le mosse del protagonista. Come in un videogioco, diverse scelte porteranno a diversi svolgimenti e diversi finali.
Sulla carta è intrigante, attraente. L’esecuzione però ha, ovviamente, delle falle.

La storia, diciamocelo, non ha nulla di originale. Ci sono stati episodi di Black Mirror ben più sconvolgenti, a partire dal primissimo The National Anthem, che di fantascientifico e futuristico non ha molto e forse, soprattutto per questo, è ancora più spaventoso. Ma dopotutto la serie antologica nasce per questo, spaventare, inquietare e invitare così a ragionare verso quale futuro stiamo andando. Perché se c’è qualcosa di inquietante è proprio la verosimiglianza di quanto succede. In Bandersnatch invece siamo davanti alla solita storia del creatore di videogame labirintico che nel cercare di terminarlo si perde.
È puro metafilmico, con una storia che si basa sulla creazione di un videogioco a scelta multipla, strutturato per essere un film a scelta multipla. Il pubblico quindi è come il protagonista e come lui, non ha davvero tutta questa autonomia nella scelta.

Questo è un aspetto che mi ha lasciata perplessa e spero che a tempo debito usciranno spiegazioni. Conoscendo Black Mirror e la mente diabolicamente malata (e geniale) che ci sta dietro, l’assenza di una vera e propria scelta per lo spettatore potrebbe essere voluta. Potrebbe essere un proiettarsi della situazione del protagonista filmico sullo spettatore. Quindi, ad esempio, se si sceglie di non accettare l’allucinogeno da Colin, quest’ultimo la metterà nel tea del protagonista, che quindi volente o nolente assumerà la droga, con conseguenze trip mentale.
Da ciò che si legge sul web, comunque, qualsiasi scelta si faccia, il finale non sarà mai particolarmente allegro per il nostro protagonista.
Un’altra cosa un po’ snervante è il dover rivedere, anche se più velocemente, tutto ciò che è successo prima ogni volta che si sceglie di non terminare la visione ma scegliere l’opzione scartata la volta precedente. Quindi, in sostanza, diventa un loop dove spesso si ripetono le stesse azioni, anche cambiando opzione.
Personalmente finora ho affrontato due finali, e devo dire che il secondo rispecchia molto di più il mood del Black Mirror classico, oltre che essere un finale tragico ma consapevole.

Nota di merito deve però andare al giovane protagonista Fionn Whitehead (il giovane soldato di Dunkirk) che offre un’ottima interpretazione anche in quello che non dev’essere stato un set facile.

E voi quali finali avete ottenuto? Ne siete soddisfatti?

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