Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald – i tanti problemi di un film problematico (SPOILERS!)

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I Crimini di Grindelwald era uno dei film più attesi e discussi del 2018 e sicuramente continueremo a parlarne per i prossimi mesi. Questo perché è uno di quei film che già dal trailer, dalle rivelazioni sulla trama e i personaggi presenti ha diviso la critica e i fan della saga e tuttora continua a farlo per diversi motivi.
Dopo questo preambolo generico, preferisco andare subito al dunque perché so già che mi dilungherò parecchio, soprattutto su alcuni aspetti più tecnici. Perciò bando alle ciance, si va!

Alcuni lo hanno già detto, gli unici crimini sono quelli commessi dalla Rowling in sceneggiatura e da David Yates nella regia. Vorrei aggiungere io anche dal montatore che forse sarebbe meglio prendesse una pausa di riflessione prima di tornare a lavorare. Il film ha diverse difficolta, molte delle quali sono talmente chiare e alla luce del sole che persino i più accaniti fan della Rowling sono costretti ad ammetterli. Personalmente, proprio perché sono una grande fan del Wizaring World, non posso né voglio accettare un livello così scarso nella cura dei dettagli, nell’attenzione per la trama principale e le sottotrame, nel rispetto dei personaggi e anche, francamente, del pubblico. Perché sí, questo film è irrispettoso anche e soprattutto nei confronti di noi fan e spettatori.

Anche senza aver visto la saga originale e basandosi solamente sul precedente film, la qualità è drasticamente scesa. Lí dove nel primo c’era una storia interessante che si muove in parallelo a quella di Newt e dei suoi Animali Fantastici ora c’è una trama che si muove di pochissimo in avanti, con quello che potrebbe essere un gigantesco bluff (e se lo fosse, come comunque mi auguro, vanificherebbe completamente il senso di questo secondo capitolo della nuova saga); lì dove c’erano personaggi ben costruiti, ben presentanti e interpretati ora ci sono macchiette, personaggi bidimensionali con tre battute a testa, recitati alla bell’e meglio (e questa non è nemmeno tutta colpa degli attori che hanno fatto quello che hanno potuto col poco tempo che gli è stato concesso); lí dove c’era una regia anonima ma funzionale, ora c’è un disastro senza precedenti nel mondo magico filmico. Insomma, questo film è uno scolapasta.
Ne faccio un breve riassunto prima del commento vero e proprio:

Andiamo con ordine però (da qui in avanti OCCHIO AGLI SPOILERS!). La sceneggiatura è a tratti estremamente semplice, a tratti semplicemente ridicola. Ci sono battute davvero infantili, espedienti narrativi imbarazzanti e questo eterno cambiare setting non fa che peggiorare le cose: non si ha mai la possibilità di entrare più a fondo, di conoscere meglio un personaggio, di vederlo muoversi più a lungo di una manciata di istanti. Tutto scorre veloce, scollegato, superficiale. Si parte già troppo in là, perché il film comincia ambientato tre mesi dopo quanto successo alla fine del primo. Non sappiamo che ne sia stato di Percival Graves (uno dei personaggi più interessanti del primo Animali Fantastici e che occupa un ruolo fondamentale), se sia ancora vivo, se sia esistito davvero (e qui non voglio dilungarmi e andare off topic ma se questa dovesse mai essere la soluzione, sarebbe a dir poco ridicola e incoerente). Non sappiamo come il Ministero Americano e quello Britannico abbiano reagito concretamente all’aiuto di Newt nella cattura di Grindelwald. Non sappiamo nulla di Tina e continueremo a non sapere praticamente nulla di lei nemmeno mentre il film prosegue. Non sappiamo cosa sia successo a Credence, che già sapevamo essere sopravvissuto. Ci vengono date poche informazioni, ci viene mostrato un Grindelwald incarcerato pronto ad essere trasferito e, anche senza aver visto il trailer, è prevedibile che riuscirà a scappare. Come abbia fatto non ci è dato saperlo, ci basti sapere che è un mago molto potente (anche se finora questo è quello che ci viene detto più che mostrato) e tanti cari saluti.

Incontriamo poi Newt al Ministero, e qui ci viene presentata Leta Lestrange, unico personaggio interessante dei 20 introdotti in questo secondo capitolo. Degna erede di Graves, anche lei sparirà a fine film. Subito dopo conosciamo Theseus Scamander, fratello di Newt. Nel film precedente si era lasciato intendere che il rapporto tra i due fosse incrinato, freddo, non particolarmente fraterno. In questo i due fratelli si abbracciano, si scambiano dolci parole e anche inviti a cena. A voi i commenti.

Dopo aver rifiutato di lavorare per il Ministero, Newt viene avvicinato da Albus Dumbledore, interpretato da un bravissimo Jude Law. Devo ammettere che per quanto ami Jude, temevo non sarebbe stato sufficientemente convincente come Silente. Invece mi ha piacevolmente stupita, perché sopratutto nella prima parte, soprattutto in questo primo incontro tra lui e il giovane Magi-zoologo, rassomiglia molto nei modi di fare e parlare al Silente a cui ci siamo abituati. È chiaro che abbia lavorato molto sulla caratterizzazione del personaggio e questo gli va riconosciuto. È bravo, è affascinante ed è subdolo come sempre è stato Dumbledore.

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Poco dopo scopriamo che non solo la valigia, ma anche tutta la casa di Newt è in realtà un immenso magi-zoo in cui oltre alle varie creature magiche il giovane Scamander ha relegato anche una assistente la cui esistenza ai fini della trama è completamente inutile. Ma è da qui in avanti che avviene il bello: Queenie e Jacob compaiono magicamente (letteralmente) in casa di Newt. Ora, ci è sempre stato detto che la smaterializzazione funziona solo ed esclusivamente se il luogo in cui si vuole andare lo si conosce e lo si riesce a ricordare. Due anni fa la Rowling ha ri-spiegato questi concetto per giustificare il fatto che Newt avesse viaggiato via mare su una nave babbana per raggiungere NY. Ora invece abbiamo una Queenie che pur non essendo mai stata a Londra e soprattutto non nella casa di Newt, è in grado di fare una smaterializzazione congiunta. E lo stesso avviene poco dopo, quando la bionda strega decide di abbandonare il fidanzato e andare a cercare la sorella che si trova a Parigi, altra città dove lei non è mai stata (ok, c’è una fantomatica cartolina mandatale da Tina ma è sufficiente una foto per riuscire a smaterializzarsi in quel luogo?).
Tutta la sottotrama amorosa tra Jacob e Queenie poi è a dir poco imbarazzante. Se nel primo film c’era tenerezza, era facile simpatizzare con entrambi, ora tutto è cambiato: Queenie è una folle stalker che pur di sposarsi con l’uomo che dice di amare ma che per motivi legittimi non vuole sposarla, lo incanta e lo rapisce portandosela dietro per mezza Europa con lo scopo di sposarselo ancora sotto gli effetti della pozione/incanto d’amore. Quindi contro la sua volontà; Jacob è ancora più macchietta, con qualche battuta ogni tanto tesa a smorzare il clima che dovrebbe essere cupo (ripeto: dovrebbe) e nulla di più.

Si procede quindi, andando a Parigi, città dove si trovano ora tutti i protagonisti: Tina, che cerca Credence, che cerca la sua vera madre che è a sua volta cercata da un Auror britannico. E ovviamente anche Grindelwald, accompagnato da fedeli aiutanti che fanno fuori babbani ed occupano le loro case, anche lui in cerca di Credence. La scena del circo, presentataci nei trailer e nelle pubblicità come un elemento fondamentale del film, dura giusto qualche minuto, il tempo di presentarci Nagini (sí, proprio quella Nagini) e farla scappare insieme a Credence, che apparentemente già la conosceva (i famosi 3 mesi di vuoto). Tina cerca di avvicinarlo, ma si scatena il caos e all’Auror non rimane che fidarsi di un fantomatico nobil-mago che la convince a seguirlo per rivelarle la “verità” su Credence e le sue origini.
Anche Queenie é a Parigi, arriva inspiegabilmente nello stesso momento in cui Newt e Jacob, attraverso una passporta illegale, giungono in città. Lei cerca di seguirli per riavvicinarli ma è tutto inutile e si ritrova sola. Anziché andare dalla sorella, si dispera in mezzo alla strada alla mercé degli scagnozzi di Grindelwald. E qui la trama legata a lei diventa davvero troppo banale: capiamo già da subito che si unirà alla causa del mago oscuro, per motivazioni però davvero inspiegabili.

Newt intanto si improvvisa magico Sherlock Holmes grazie ad un incanto mai citato finora nei libri della saga di Harry Potter e men che meno nei film. Un incanto che, nelle mani di un qualsiasi docente di Hogwarts avrebbe permesso l’identificazione dello studente che aveva aperto la Camera dei Segreti in giusto qualche minuto (di nuovo, a voi le considerazioni..). Tornando a noi, Newt con l’aiuto di una piuma incantata riesce a trovare il nobile che ha parlato la sera prima con Tina, il quale accompagna anche Scamander e Jacob in quella che è una trappola, ma ancora una volta gli Animali Fantastici intervengono come Deus ex machina a salvare la giornata e tempo tre secondi si risolve tutto. Pathos: 0.

Qui viene introdotto l’ennesimo personaggio totalmente inutile ai fini della trama: Nicolas Flamel, il famoso alchimista. C’è mezzo sketch con Jacob, si sorride più che ridere. Il nobil-Mago che aveva rapito Tina (un Auror che si fa rapire dal primo mago che passa) vaneggia, Newt gli estrae una creatura piena di tentacoli dall’occhio, elemento che ai fini della trama è ancora una volta inutile.
Seguono poi una miriade di scene-boomerang in cui Grindelwald parla con Queenie, Credence riesce a trovare la sua vecchia balia che però viene immediatamente uccisa dall’Auror britannico che aveva preso il posto di Newt nella missione che aveva rifiutato, Tina e Newt vanno a rubare lettere nella casella persona di Leta Lestrange, che nel frattempo arriva e tutti e tre insieme si battono con strani gatti magici che fanno da guardia. Tutto questo perché in un modo o nell’altro dovranno tutti trovarsi al cimitero, nella tomba di famiglia dei Lestrange, perchè così vuole Grindelwald.
Nessuno si oppone e infatti si ritrovano tutti allegramente lì, Auror guidati da Theseus Scamander compresi.

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Solo ora la trama pare finalmente procedere, ma è un passo talmente breve che pare comunque di essere ancora fermi: Credence, ritenuto dalla comunità magica il figlio disperso di Corvus Lestrange e fratellastro di Leta, in realtà ancora non si sa chi sia. Perchè? Perchè Leta lo aveva scambiato nella culla con il suo vero fratellastro che però era morto durante il naufragio di una nave (speculo: era il Titanic?).
Si salta poi a piè pari nell’arena, dove Grindelwald ha radunato una cinquantina di maghi e streghe a cui fa un discorso che dovrebbe essere epico (ripeto: dovrebbe) ma che  è il solito discorso trito e ritrito, con l’aggiunta di una recitazione monotona che smorza ancora di più l’effetto. Un Auror uccide una degli astanti, Grindelwald parla di guerra mostrando grazie al suo fumo magico ciò che succederà nel mondo babbano in una decina di anni. I civili presenti si congedano con la promessa di spargere la voce, Grindelwald quindi fa apparire delle fiamme infernali che, con un originalissimo effetto Thanos, rendono polvere tutti gli Auror e coloro che non sono d’accordo con lui. Queenie fa il “salto della quaglia” e passa al lato oscuro, nella quasi indifferenza di Tina che in questa scena viene inquadrata sì e no due volte. Leta si sacrifica per salvare Newt e Theseus e le sue ultime parole sono un “ti amo” che non si sa bene a chi sia rivolto.

Se tutto questo non fosse abbastanza, pare che l’unico a poter dire come fermare l’incanto di Grindelwald sia Flamel, che invita i sopravvissuti a circondare la zona infuocata e lanciare insieme niente di meno che un.. Finite Incantatem. Ovvero uno degli incanti più banali nella storia della magia.
Altro cambio di scena, siamo di nuovo ad Hogwarts, o meglio, all’ingresso di Hogwarts, dove l’allegra combriccola viene accolta da Albus, che però prende da parte Newt. Il giovane magi-zoologo gli consegna un ciondolo, quel ciondolo che nell’ultima parte del film è stato inquadrato quelle 300 volte giusto per fugare ogni sospetto sulla sua importanza: contiene il sangue di Silente e Grindelwald che da giovani avevano fatto patto di non ferirsi a vicenda.
Intanto proprio Grindelwald è nella sua residenza in Austria e assieme a Queenie, che ormai è sua spalla destra, cerca di convincere Credence a fidarsi di lui. Basta veramente poco, una bacchetta che spunta dal nulla, e la rivelazione che il suo vero nome è Aurelius  Dumbledore. Amiconi. FINE.

Anche da un semplice riassunto si capisce che di problemi, grandi e piccini, ce ne sono parecchi. Ma i più discussi sono sicuramente la presenza di Minerva McGranitt come docente già ai tempi in cui Newt era studente e il plot-twist finale sulla reale identità di Credence.
La McGranitt è canonicamente nata sette/otto anni dopo quanto vediamo succedere in questo film (siamo nel 1927) e quindi sicuramente non avrebbe potuto essere insegnante ad Hogwarts. Per tutti quelli che cercano di giustificare la Rowling: in tempi non sospetti su Pottermore era presente la data di nascita, ora magicamente sparita. Ma per nostra fortuna (o sfortuna) le indicazioni sull’età della professoressa sono stampate su carta, nero su bianco, nei libri di Harry Potter, dove viene definita una donna sulla sessantina (e questo negli anni ’90, perciò come potete capire, è impossibile avesse anche solo 20 anni alla fine degli anni ’20).
Credence come Aurelius Dumbledore è altrettanto improbabile e di nuovo per una questione soprattutto temporale: la madre di Albus, Kendra, muore ventotto anni prima (1899), uccisa dalla magia incontrollabile della famosa figlia minore Ariana. Credence invece di anni ne ha 20, quindi è impossibile sia figlio di Kendra Dumbledore. Fratellastro dunque? Ancora una volta improbabile, perchè Percival Dumbledore viene rinchiuso ad Azkaban per aver attaccato dei ragazzini babbani prima ancora che la moglie venisse uccisa. E come sappiamo (anche se a questo punto nulla è più sicuro) ad Azkaban difficilmente avrebbe potuto procreare. Muore anche lui verso la fine del 1800, perciò anche lui prima della nascita di Credence. Chi è quindi? È una menzogna orchestrata da Grindelwald per convincerlo ad inimicarsi Albus e quindi ad ucciderlo?

Ma non ci sono soltanto queste due macroquestioni a rendere il film difficile da digerire. Se si va a fondo si può persino definire un film problematico, per utilizzare un termine tanto caro a Twitter. Per tutto il film le figure femminili sono marginali: Tina viene mostrata poco e quel poco è irrilevante, non fa nulla per aiutare la trama come invece era avvenuto nel primo Animali Fantastici. Queenie viene usata come un oggetto, come una persona priva di personalità che si lascia abbindolare immediatamente e tutto questo perché non è riuscita a sposarsi. In più quello che fa è tutt’altro che da ridere: vuole sposarsi con un uomo che ha drogato premeditatamente. Non c’è nulla da ridere su questo. È abuso, semplice e puro, ed è qualcosa che non solo è estremamente negativo ma è anche impossibile da immaginare venir fatto da quella Queenie che nel primo film è dolce ma determinata e che mai potrebbe fare una cosa simile.
Leta è l’unica che potrebbe essere incisiva ma ha troppe poche scene, troppe poche battute che si limitano ad essere inviti a cene di famiglia, battutine sugli anni a scuola e poi il breve racconto di come ha involontariamente ucciso suo fratello. Le sue ultime parole vogliono farne l’oggetto del desiderio e del contendersi dei due fratelli Scamander, nulla di più. Nagini, su cui tanto si era discusso, è anche lei un espediente narrativo per accompagnare la storia di Credence, tutto ciò che di lei ci viene detto è che prima o poi non sarà più in grado di tornare umana e dovrà accettare per sempre la sua forma serpentina. Tra l’altro, per com’è stata caratterizata, questa Nagini è difficile da vedere come fedele compagna di Voldemort, dal momento che lui rappresenta tutto ciò che lei ripugna.
La Presidente Piquery e l’aiutante di Grindelwald sono poco più che comparse, perciò anche loro irrilevanti. Ultimo ma non meno importante è il ruolo che la Rowling dà alla madre di Leta, una donna di colore rapita da Corvus Lestrange perché oggetto del suo desiderio. Rapita e costretta a sposarlo contro la sua volontà, dal momento che per tutto il tempo è rimasta sotto l’effetto dell’Imperius. Per quanto il messaggio della Rowling voglia essere che l’uomo bianco europeo ha da sempre abusato delle donne e delle minoranze, avevamo davvero bisogno di utilizzare anche in questa saga la violenza sulle donne come espediente narrativo? Non ci sono bastate 8 stagioni di Game of Thrones?
Senza contare l’uso delle donne di colore in generale: Leta e Nagini sono personaggi marginali che si sacrificano (o si sacrificheranno con immenso dolore, nel caso di Nagini) per dar spazio agli uomini. È davvero questo che il pubblico nel 2018 vuole vedere? È davvero questo che una scrittrice che dice tanto di essere femminista e contro la white supremacy dovrebbe scrivere?

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E ora voglio spendere qualche parola sulla (non) interpretazione di Johnny Depp. La sua figura è stata criticata da subito, dal momento che le accuse di abusi sono arrivate praticamente in contemporanea con l’uscita di Animali Fantastici nel 2016. Voglio premettere che quanto sto per dire non è in alcun modo influenzato dalla veridicità o meno di quelle accuse. Non è nemmeno influenzato dal suo evidente stato fisico e psicologico attuale (francamente, chi dice di essere suo fan e nega che al momento lui non stia avendo problemi di alcol e droga mente spudoratamente e non dovrebbe definirsi suo fan). Mi voglio concentrare esclusivamente sulla performance attoriale: non c’è.
Alcuni in questi giorni stanno dicendo che tutto sommato non è così male come si aspettavano. Ma cos’è che vi aspettavate per riuscire a definire la sua interpretazione addirittura una “buona performance”? Vi aspettavate che barcollasse in scena? Che balbettasse parole incomprensibili? Che capitombolasse da fermo perché non in grado di reggersi in piedi? Che ci piaccia o no Depp è stato, diversi anni fa ormai, un grande attore. È il suo mestiere e lo sapeva fare bene ed è uno di quei mestieri che non smetti di saper fare all’improvviso, non importa quanto alcol ci sia nelle tue vene. È logico che sappia stare in scena anche nelle condizioni in cui è. Ma quella non è una bella performance.
L’ho visto in lingua originale e posso quindi permettermi di dire che la sua intonazione di voce è sempre uguale (magari doppiato in italiano la situazione migliora e credetemi quando vi dico che un buon doppiaggio può far sembrare una interpretazione mediocre da Oscar). Ma sono le sue espressioni finte a dare il peggio. Grindelwald non fa faccine, non fa battutine. Grindelwald si dovrebbe muovere come se tutto il mondo gli appartenesse e come se conoscesse ogni centimetro di Terra. Dovrebbe avere un tono di voce calmo ma non piatto, dovrebbe parlare con astuzia, essere mortalmente interessante. Grindelwald è stato il mago più carismatico della recente storia magica e tale dovrebbe essere mostrato. Depp nei panni di Gellert è tutto tranne che questo.
Depp si muove goffamente sulla scena, fa faccine, recita battutine che arrivano direttamente da Pirati dei Caraibi. Ve lo assicuro, quel “I hate Paris” finale scritto nella sceneggiatura dalla Rowling è qualcosa che solo Jack Sparrow direbbe, non Grindelwald. E questo fa pensare che la scrittrice stessa abbia scritto il personaggio filmico pensando a Jack Sparrow.
Depp si prodiga anche in movimenti che non sono suoi e che cerca maldestramente di imitare. Il Percival Graves di Colin Farrell era affascinate, mellifluo, oscuro. La sua voce era bassa e calibrata e il modo in cui si approcciava a Credence era esattamente come tutti noi, leggendo nella saga originale la storia di Gellert e Albus, ci eravamo immaginati Grindelwald. Depp tenta ripetutamente di copiare Farrell scimmiottando movimenti come lo zittire coll’indice sulle labbra o appoggiare le mani attorno al collo di Credence. Ma se nel caso di Graves tutto filava liscio, era più che credibile e si percepiva il potere subdolo del personaggio (che all’epoca ancora non sapevamo essere in realtà Grindelwald stesso), nel secondo caso è terribilmente finto e venuto male.
La prova finale che suggella l’abisso che c’è tra le due performance è il discorso nell’arena. Non si prova nulla nel sentir Gellert parlare di guerra incombente, di minaccia per il mondo magico. Non è subdolo, non è convincente, non ti fa pendere dalle sue labbra. Il discorso di Graves al termine del primo film, seppur decisamente più breve, è il vero Climax del film, è potente e suggestivo, mette dei dubbi nella testa dello spettatore e di conseguenza si può capire perché possa metterne anche nelle teste dei personaggi presenti in scena. Perciò, ancora una volta, a voi le considerazioni. Se però ritenete che quella sia una buona performance, vi pregherei di andare a rivedervi vecchi film con Depp, giusto per capire cos’era in grado di fare che ora, per un motivo o per un altro, non è più (davvero vi è piaciuto vederlo fare il maestro d’orchestra improvvisato? Davvero credete che quello è Grindelwald?).

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Regia e montaggio sono un altro punto debole, debolissimo di questo film: David Yates, rimasto nell’anonimato per dieci anni, ha deciso di sperimentare i movimenti di macchina inserendoli però completamente a caso. Ci sono primi piani in soggettiva che sono troppo estranianti e rendono ancora più finti e filmici i dialoghi in cui sono applicati. Ci sono diverse scene in cui la macchina da presa e portata a mano, con annessi movimenti repentini che risultato fastidiosi e assolutamente fuori luogo per le scene. Il montaggio è altrettanto maldestro, con stacchi degni di Tempesta d’Amore messi prima che un personaggio riveli qualcosa di segreto ad un altro o subito dopo che qualcuno si è messo a fissare l’orizzonte con sguardo perso. Come in Tempesta d’Amore, appunto.

Infine qualche parola per la Rowling, come scrittrice ma anche produttrice. Purtroppo tutto quello che è successo prima dell’uscita del film non fa che influire sulla sua immagine e ora, con il film nelle sale e la sceneggiatura nelle librerie, la sua attuale incapacità di dare al pubblico un’opera che abbia senso compiuto risulta particolarmente pesante.
Questo film ha pesanti buchi di trama, ha troppe incongruenze, la storia principale non va avanti rispetto al primo film quindi questa pellicola risulta, ai fini della storia generale, inutile. Non deve interessarci che ci saranno altri tre film, anche se fa parte di una saga, ogni singolo film deve avere un senso di per sé, deve esistere da solo prima che nell’interezza della saga. È come dire che non sarebbe importato se ne Le Due Torri non fosse successo nulla di che perchè tanto c’era ancora Il Ritorno del Re in cui spiegare e far finire la storia.
Se vuoi dividere un racconto in cinque parti, significa che ognuna di quelle parti deve portare qualcosa, deve mandare avanti la storia. Tutto quello che succede ai fini della storia ne I Crimini di Grindelwald poteva essere aggiunto tranquillamente alla fine del primo film con venti minuti in più. Questo è e questo sarà anche quando i prossimi tre film usciranno.

Quale sia il futuro di questa saga, ora come ora è davvero difficile da dirsi. Sicuramente si procederà, ma è il “come” che è incerto. Sarebbe auspicabile un passo indietro della Rowling, un bagno di umiltà per una persona che tutto deve ai suoi fan, quegli stessi fan che prende in giro da diversi anni a questa parte inserendo opere “canon” nell’universo che lei ha creato, quegli stessi fan che blocca sui social perché le hanno posto semplici e lecite domande. Dovrebbe rendersi conto che forse quello della sceneggiatrice non è il suo mestiere, che se non ha più nulla da dare al Wizarding World sarebbe meglio chiudere bottega piuttosto che buttare nella trama tutti quei rimandi alla saga originale senza tener conto dell’effettivo significato, della possibilità che quei personaggi hanno di essere o non essere lì in quel momento, solo ed esclusivamente per far leva sull’emotività dei fan. Come autrice di Harry Potter avrà pure il diritto di “fare come vuole” (come ho visto scrivere da alcuni fan) ma non quando va a toccare qualcosa che esiste scritto nero su bianco e che quindi non può più cambiare.
Si può sperare invano in un recast, anche se come detto, il personaggio di Grindelwald in sceneggiatura è scritto esclusivamente per Depp e la sua difesa da parte di Rowling/produzione e Yates e il silenzio stampa che ha regnato subito dopo l’uscita del controverso articolo di Rolling Stones non promettono bene. Si può sperare in un passo indietro della Rowling che, se non lasciare completamente la stesura della sceneggiatura a chi fa quello di mestiere, decida di farsi affiancare da chi ne sa di più di lei. Si può sperare in un cambio alla regia, anche se ormai la triade Rowling/Yates/Heyman è consolidata. E come JK ci ha mostrato più volte, non è persona incline ad accettare e ammettere i propri errori.
La sensazione che ho di tutto questo, però, è che se non si deciderà di cambiare, almeno un po’, il destino per questa saga sarà nero e tutto ciò che di buono ha fatto la Rowling negli anni passati sarà oscurato. Una storia che, dopotutto, abbiamo già tristemente visto decine e decine di volte.

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5 pensieri su “Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald – i tanti problemi di un film problematico (SPOILERS!)

  1. Ora che ho visto il film, posso finalmente commentare il tuo post, partendo subito con un’ipotesi campata in aria su Credence/Corvus/Aurelius e chi ne ha più ne metta (non commento, meglio che questa cosa non la commento): che sia il figlio che Silente non sa di avere? Considerata la piega che hanno preso gli eventi, non mi sentirei di escludere questa possibilità, che fa tanto Beautiful , lo so, ma tant’è… Non vorrei (ma lo sospetto!) che i futuro appaia una fantomatica donna contesa tra i due “amici di sangue” che sia stata proprio la causa ultima di questa frattura. Cheesy, come diremmo in inglese, ma la storia sta prendendo questa direttiva.

    Concordo con te su quasi tutta la tua recensione. Il film è sicuramente una pellicola di passaggio, ma nondimeno me l’aspettavo migliore. Nella prima pellicola ho riso, qui ho forse stirato le labbra un paio di volte (e mi sono intenerita nuovamente con lo Snaso, ma questa è un’altra storia). Il Silente di Jude Law (doppiaggio a parte) è piaciuto anche a me e chiaramente non si accorda col Grindelwald di Depp. Io sono tra quelli che pensavano peggio riguardo all’interpretazione di Johnny, più che altro perché mi aspettavo che andasse molto più sopra le righe, e invece l’ho trovato quasi compassato, anche troppo, forse. E’ possibile che abbia tentato di replicare alcuni atteggiamenti del Graves “cattivo”, sì.

    Buchi di trama ce ne sono a bizzeffe e nemmeno io ho apprezzato la gestione dei personaggi! Per il momento sembra abbiano voluto presentarcene tantissimi, perché “serviranno” in futuro, ma non ci si è affezionati a nessuno, anzi, quelli vecchi hanno cominciato a starmi un po’ sulle balle: Queenie è sopra le righe senza che le abbiano dato una vera e propria giustificazione per esserlo, Tina è inesistente (ma bei costumi!), Jacob non si capisce che ruolo abbia, avrebbe potuto continuare a sfornare dolcetti strani e non ne avremmo sentito la mancanza… bah! Spero nel terzo film!

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