First Man

Venezia 75 inizia così, con uno dei film più attesi del 2018.

Sin da quando è uscita la notizia che Damien Chazelle, il giovane regista prodigio che ci ha regalato Whiplash e La La Land (che gli ha fruttato un Oscar come miglior regia), avrebbe diretto un biopic sul primo uomo sceso sulla Luna, Neil Armstrong, tutti ci siamo incuriositi.

Il salto di genere è un abisso, da La La Land e le sue musiche coinvolgenti, i colori accesi, si passa al narrare la vita di un uomo che ha compiuto l’impossibile.

La sensazione si può paragonare a quella che ha generato la notizia che Christopher Nolan avrebbe diretto un film sull’operazione Dynamo e l’evacuazione di Dunkerque. In entrambi i casi si parlava di registi che fino a quel momento si erano cimentati in tutt’altro genere e sappiamo anche che quello storico, soprattutto se legato a fatti realmente accaduti.

Le similitudini con Nolan però si fermano qui. Alla sensazione di spaesamento nel sapere che un regista che ci ha abituato a tutt’altro si cimenterà in un film diverso. E quindi ora passiamo a First Man. Come ha detto Guillermo del Toro: ANDIAMO!

Prima sequenza. claustrofobia. Neil Armstrong alle prese con un rimbalzo sull’atmosfera che potrebbe essergli fatale. Chiaramente sappiamo che non gli succederà nulla, è Storia. E forse qui già si storce il naso. Singer con la sua scrittura, soprattutto, non riesce a rendere quel senso di angoscia, di paura che dovrebbe sentire il pubblico in un momento simile. Non è qualcosa di nuovo o impossibile da raggiungere, ci sono molti biopic I cui protagonisti compiono gesti pericolosi ma pur sapendo che sicuramente non succederà loro niente perché la loro Storia sappiamo andare avanti, ci agitiamo, temiamo per loro.

In First Man non succede mai perché ciò che manca è il cuore, l’emozione. Le inquadrature azzeccate, le scene epiche di razzi e navicelle che Chazelle ci mostra non sono altro che l’involucro perfetto di un oggetto vuoto. Quel vuoto avrebbe dovuto essere riempito dalla scrittura, ma così purtroppo non è stato.

Armstrong dunque ce la fa, e capiamo subito che seppur un semplice “civile”, è un ingegnere incredibilmente abile. Non c’è da stupirsi quindi che la NASA lo scelga come uno degli astronauti da addestrare per le operazioni Gemini. Quella degli astronauti però non è una vita facile e soprattutto non sicura. Suoi compagni muoiono durante voli di preparazione e test e questo colpisce Armstrong che, però, chiaramente va avanti.

C’è molta tecnica ma, paradossalmente, risulta comunque poca. E c’è poca introspettiva, c’è poco “backstage”. C’è un po’ di tutto e questo risulta in una macedonia incompleta.

Il personaggio di Caire Foy, ovvero la moglie di Neil, Janet, è usato poco e male. E nulla può l’interpretazione eccellente della Foy, che dona comunque un po’ di cuore e anima ad un personaggio che è scritto come piatto ed marginale. Le dinamiche di famiglia rimangono poco esplorate e quel poco è insufficiente e risulta buttato lì, che tanto valeva non metterlo. Perché c’è solo un episodio tragico nella vita di Neil che diventa il leitmotif che si conclude alla fine del film.

Persino il personaggio di Ryan Gosling, il nostro protagonista, è paradossalmente poco descritto. Sappiamo che è introverso, riservato perché la recitazione di Gosling punta in quella direzione e perché in un paio di occasioni viene detto dagli altri personaggi. Ma manca quel quid che fa affezionare al protagonista, che fa angosciare o gioire a seconda di cosa gli succede. Si sorride o ci si stupisce di quando succede qualcosa, ma quel qualcosa è descritto blandamente, come se fosse un report scientifico e non un film.

Si susseguono scene che sembrano un costante trailer del film, perché non si entra mai davvero dentro. Neil che scarabocchia su quaderni, sta lavorando su qualcosa ma non viene mai detto cosa, e tutte le volte è un progetto nuovo e che alla fin fine non vedremo mai realizzato. Quindi lo vediamo scrivere e scarabocchiare solo come reminder che lui è un ingegnere. Come se non l’avessimo capito già dopo la prima scena. Il lavoro della NASA non ci viene mostrato, è solo un susseguo di test con i piloti, a volte vanno bene, il più delle volte male. Scene che ricordano Interstellar. A casa Janet sta alla radio tutte le volte che Neil è in missione, i bambini giocano, Neil ritorna. Nessuno dice nulla.

Si continua così fino alla missione finale, LA missione. Quella che i Russi non sono riusciti a fare prima degli Americani. La sequenza del lancio è davvero spettacolare e la musica (Justin Hurwitz c’è e si sente) la rende completa. Ci si emoziona molto di più nel vedere un razzo partire che di quanto ci si sia emozionati nel vedere i vari personaggi interagire.

Il resto, letteralmente, è Storia. Sequenze e registrazioni originali si alternano alle scene del film, incoronando un momento epico nella storia dell’umanità.

Sicuramente per le generazioni che l’hanno vissuta sulla loro pelle, che erano incollate alla televisione o alla radio per sentire e vedere lo sbarco sulla Luna, che hanno vissuto un Prima e un Dopo lo sbarco insomma, l’ultimo quarto d’ora di film è maggiormente emozionante. Per noi, lo è chiaramente, ma forse non quanto vorremmo.

Sembra una recensione catastrofica, lo so, ma è importante dire che non è un film brutto. La regia è ottima, la fotografia è la musica ancora di più. Come già detto, Foy e Gosling regalano delle interpretazioni eccezionali che spero siano ripagate con almeno una candidatura all’Oscar. Il tutto però è retto da una sceneggiatura debole, confusa, priva di anima. È un film epico su una vicenda epica che però basa tutto l’aspetto emotivo su quello che ha significato per milioni (per non dire miliardi) di persone. Però evidentemente non basta. Perché i personaggi sono presentati poco e male, ci affezioniamo poco, e tanti sono poco più che comparse. E soprattutto è davvero troppo lungo.

Poteva essere molto di più, poteva essere il nuovo Dunkirk, ma Chazelle e soprattutto Singer ci dimostrano che non sono Nolan e che in questo caso non sono in grado di coniugare la Storia e l’emozione, la tecnica e il cuore.

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